The Real Toy Story: il mondo dei giocattoli dietro le quinte

The Real Toy Story: Inside the Ruthless Battle for Americaâ��s Youngest Consumers  di Eric ClarkOk, è il momento di guardare in faccia la realtà: non esiste nessuna fabbrica di giocattoli al Polo Nord, dove piccoli elfi lavorano alacremente tutto l’anno in vista del Natale. Babbo Natale, ovviamente, esiste, però si rifornisce in Cina.

A svelare il lato oscuro del mondo dei giocattoli è Eric Clark nel suo libro The Real Toy Story: Inside the Ruthless Battle for America’s Youngest Consumers in vendita da poche settimane negli Stati Uniti. Clark ha intervistato oltre 200 persone per la sua inchiesta a tutte le latitudini: si parte dall’annuale fiera del giocattolo di New York per passare ai negozianti indipendenti delle piccole città, fino ad arrivare lì dove tutto ha inizio, in Cina.

Questi sono alcuni dei risultati dell’indagine sull’industria dei giocattoli americana:

- l’80% dei giocattoli viene prodotto in Cina, in fabbriche in cui il diritto dei lavoratori non è esattamente una priorità. Le fabbriche di giocattoli in Cina sono circa 8000 e ci lavorano 3milioni di lavoratori
- i bambini americani sono solo il 4% dei bambini di tutto il mondo ma acquistano il 40% dei giocattoli prodotti

- la maggior parte dei giocattoli resta in produzione per un periodo non superiore a un anno
- Hasbro, Mattel e Disney sono stati clienti di Girls Intelligence Agency, agenzia specializzata in viral marketing che arruola bambini dagli 8 ai 13 anni ai quali vengono regalati giocattoli; viene poi chiesto loro di organizzare feste durante le quali raccogliere le opinioni degli amichetti sui nuovi giocattoli.
- internet sta diventando sempre più importante per le aziende: uno dei maggiori produttori di giocattoli analizza ogni giorno 475000 blog per scoprire cosa è stato scritto sui suoi prodotti
- a preoccupare le aziende è il fenomeno dei KGOY (Kids Getting Older Younger), ovvero la tendenza a smettere di giocare a un’età sempre più bassa. Secondo Clark, la crescita precoce dei bambini sarebbe la paradossale conseguenza dell’uso di sesso e violenza negli spot televisivi americani di giocattoli
- il target delle campagne pubblicitarie delle compagnie di giocattoli diventa sempre più piccolo: intorno ai 5 anni, in alcuni casi addirittura 6 mesi. E non è per beneficenza se in alcuni ospedali americani vengono regalati gadget dei Teletubbies ai neonati.

[via USA Today]

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