Caro Babbo Natale…

A Natale si prevede una crisi del mattone. O meglio: del mattoncino. La Lego ha infatti annunciato che probabilmente negli Stati Uniti non riuscirà a soddisfare tutte le richieste per le prossime feste natalizie. Babbo Natale rischia cioè di rimanere a corto dei mattoncini colorati più amati al mondo.

Questo, secondo gli analisti, potrebbe rappresentare un grave calo delle vendite per l'azienda danese proprio quando, dopo un paio di anni di crisi, il sole sembrava tornato a splendere su Legoland. Nel biennio 2003-2004 l'azienda è stata in perdita a causa del tentativo di allargare il proprio business. Il lifestyle targato Lego, che includeva tra l'altro una linea d'abbigliamento e di orologi, si è rivelato un fallimento. Lo stesso si può dire delle strategie volte a conquistare il pubblico delle bambine, che com'era prevedibile preferisce le curve delle Bratz agli squadrati omini Lego. Insomma, c'era del marcio a Legoland.

La cura, secondo un recente articolo di The Economist, oltre alla concentrazione degli sforzi sulle attività che danno maggiori guadagni (i classici mattoncini e i videogames), avrebbe incluso: l'appalto dei parchi a tema, la chiusura delle fabbriche in Svizzera e USA con spostamento della produzione in Est Europa e Messico dove la manodopera costa meno e drastici tagli sul personale (3500 dipendenti su 8000 sono già stati licenziati e nei prossimi tre anni rimarranno a casa altre 2400 unità). Dal 2005 la Lego è tornata in attivo.

Se gli elfi di Babbo Natale (aka mamma e papà) non troveranno dal rivenditore di fiducia i Lego sognati dai bambini buoni, il rischio è quello di favorire i concorrenti a basso costo. Siamo sicuri che l'azienda danese riuscirà a vincere anche questa sfida.

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