Tutto quello che c’è da sapere su Danbo

Dambo prima di tutto è un vero caso da manuale di marketing virale, non per nulla è diventato uno dei papercraft più ambiti e ricercati al mondo. Come si fa a far diventare un balocco di carta in un caso mondiale? Prendete un materiale semplicissimo, del cartone, o meglio riutilizzate del cartone da imballaggio e realizzate il disegno di un robottino, che più semplice di così non si può: un parallelepipedo per la testa, uno per il corpo e altrettati per braccia e gambe. Per avere il risultato voluto sono importanti le proporzioni: testa grande, corpo e arti piccoli: un paffuto, spigoloso baby robot. Poi fotografatelo in mille tenere situazioni diverse, postatele sui principali social network, et voilà avete Dambo. Sembra facile, ma non lo è. L’idea originale nasce in giappone (ovviamene) dalla penna di Azuma Kiyohiko nel manga Yotsuba&! dove Miura, la protagonista del fumetto, costruisce un giocattolo di cartone costruito per un compito. In seguito la Revoltech prende questo caracter e lo traduce in una figura realizzata in due dimensioni, una piccola e una seconda più grande, caratterizzata dal logo di Amazon.jp, un secondo colpo di genio che porta le sue ormai numerose repliche in un successo immediato, tanto che appena viene messo in commercio, questo sparisce rapidamente dagli scaffali per diventare subito dopo, oggetto da collezione. Ora immagino che qualcuno penserà bene di averne uno, ma al momento non è importato da nessuno in italia, lo si deve cercare in rete in Ebay o Amazon o presso qualche importatore. Il prezzo come sempre in questi casi è una variabile: lo troverete da 30 a 50 euro, a seconda delle dimensioni e della provenienza, mentre per saperne di più andate a vedere il sito italiano sul nostro robottino.

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