Spiderman, disputa legale sullo spara ragnatele giocattolo

Un brevetto scaduto, dal valore di milioni di dollari, ha portato a parlare di concorrenza, libero mercato ed economia. Per un guanto giocattolo

Circa 20 anni fa Stephen Kimble, amante dei fumetti, si trovata con suo figlio a leggere Spiderman quando il bambino gli chiese: "Papà, perchè non crei qualcosa di veramente cool?".

Così nacque lo spara ragnatele giocattolo di Spiderman, tra gli oggetti più acquistati dai fan dell'Uomo Ragno che oggi, da circa 15 anni, è oggetto anche di una disputa legale tra l'uomo e la Marvel Entertainment.

Una disputa inizita nel 2001, quando il gruppo cui fa capo la celebre casa editrice di fumetti, e l'inventore di un guanto giocattolo che permette di spruzzare una schiuma proprio come l’Uomo Ragno, entrarono in contatto. L'uomo cedette il brevetto - numero 5.072.856, registrato nel 1991 - alla società, accordandosi su eventuali royalities e percentuali sulle vendite che hanno portato in tasca a Kimble oltre sei milioni di dollari.

Nel 2010, però, a brevetto scaduto, Marvel ha smesso di pagare Kimble, e da lì sono iniziate le discordie legali: Kimble sostiene che l’accordo gli riconosceva i diritti oltre la scadenza del brevetto, mentre Marvel nega.
La sentenza del 2006 ha dato ragione alla Marvel, ma la Corte Suprema ha nuovamente ascoltato le parti circa un mese fa. Appellandosi ad una sentenza del 1964 dell'Alta Corte, che legittima l'azione della Marvel: in quell'occasione, infatti, la Corte Suprema stabilì che è da ritenersi illegittimo un accordo che riconosca diritti derivanti da un’invenzione il cui brevetto sia scaduto, perché sarebbe come estendere in un modo improprio il brevetto stesso.

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Kimble sostiene che quella sentenza danneggia la concorrenza di mercato perché basata su constatazioni di mercato obsolete, ricordando come in passato è già stata variamente contestata in diversi casi legali in corte d’appello, oltre che essere stata contestata da molti esperti di antitrust. La tesi di Kimble è che un accordo di licenza non estende impropriamente i diritti del brevetto e non impedisce a qualcun altro di usare o vendere un prodotto simile. Per questo motivo spera di poter ottenere un ribaltamento della precedente sentenza della Corte Suprema, anche se solitamente la giurisdizione statunitense non si allontana dal primo verdetto.

Insomma, da un divertente guanto giocattolo, si è passati a parlare di Teorie dei Giochi, libero mercato, concorrenza ed economia in genere. Per capire come andranno le cose, bisogna aspettare luglio 2015.

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